Perchè la Giovanile del PD ha un valore

L’Unità attraverso un suo articolo pone, come già fatto da rappresentati di spicco della dirigenza del Partito Democratico, un quesito importante alla Giovanile: ha senso ancora oggi tenere in piedi un’organizzazione giovanile in un partito come il PD?

Ad oggi, nella situazione in cui si trovano i GD e nel tenore politico che fa discutere internamente il PD, a questo quesito non si può rispondere con una levata di scudi. Sarebbe sbagliato mettere le mani avanti dicendo che “la giovanile non si tocca”: una comunità non può essere un simbolo, ma una struttura dinamica che vive di contrasti, contraddizioni e moto interno, mettendosi sempre in discussione e rispondendo con un confronto franco.

Un partito (ed un governo) che ha comunicato al Paese la propria voglia di cambiamento della classe dirigente attraverso l’inserimento in postazioni di rilievo, anche ministeriali, di figure vicine al limite di età massimo per l’uscita dalla nostra organizzazione, la forte spinta comunicativa di Classe Dem nel voler rappresentare la formazione dei nuovi quadri che governeranno (o che già governano) il PD, una realtà come quella dei FuturDem che figura un nuovo modo di aggregare i giovani intorno alla proposta politica democratica: tutte spinte a mio avviso che rendono l’interrogativo de L’Unità degno di essere analizzato con cura.

La risposta a mio avviso sta in chi si vuole rappresentare, molto semplicemente. Noi apriamo le sezioni, facciamo vivere il partito, lavoriamo alle feste, organizziamo le primarie, ma non possono essere queste le motivazioni per cui un’organizzazione politica rimane in piedi, non può essere la forza numerica, il nostro attivismo la cifra che ci distingue da un partito troppo poco attento a tante questioni.

Chi vogliamo rappresentare quindi? Perchè un ragazzo che abbandona la scuola dovrebbe trovare nei Giovani Democratici un luogo in cui avere uno spazio di crescita? Un ragazzo che si batte per l’ambiente, per il sociale, per i diritti, può trovare nei GD un polo di confronto, un megafono per le sue idee? Qual’è la nostra missione, il nostro obiettivo se non portare la voce di chi non riesce ad urlare ad esprimersi e farsi ascoltare?

Giovani laureati che ancora non vedono riconosciuta la loro professione, schiere di volontari che si accontentano di tutto perchè “almeno fa curriculum” (possiamo dargli torto?), borse di dottorato nelle università ridotte al lumicino, politiche sociali degli enti locali che guardano poco alle giovani generazioni in un coordinamento sempre più complesso tra scuola, famiglia e centri di aggregazione che dovrebbero supplire al sostegno mancato, politiche giovanili che stimolino la creatività, la mobilità, che diano a tutti uguali strumenti per poter esprimere se stessi e costruire un progetto di vita partendo dalla consapevolezza, combattendo nichilismo e solitudine.

La nostra battaglia è proprio questa: combattere le solitudini delle nostre generazioni. Più di una, perchè tra i 16enni e i 28enni di oggi ne è passata di acqua sotto i ponti, sono cambiati i modi di apprendere, di interagire, di analizzare la realtà e la capacità di domadare. Farlo con la politica è forse il regalo più bello che possiamo fare a chi ancora non si è avvicinato a noi, chi non ha mai messo piede nelle nostre sedi e che magari neanche sa che esistiamo, con progetti concreti, oltre le nostre bellissime “feste di partecipazione e democrazia”, ma con uno spirito costruttivo di solidarietà generazionale. Dobbiamo lottare contro l’annientamento dell’interrogarsi, contro sguardi rivolti dentro noi stessi, contro chi guarda e non osserva, contro una crisi che impoverisce le famiglie e riversa sui più giovani la responsabilità di farcela con le proprie forze. Ad oggi le politiche giovanili non sono nell’agenda del governo: facciamocene carico, rendiamole nostro cavallo di battaglia, dagli eletti ai vari livelli di governo locale e nazionale ai segretari di circolo.

Movimenti, associazioni, realtà extra partitiche sfidiamole sedendoci a tutti i tavoli di confronto, stando davvero nei conflitti, uscendo da logiche di comunicazione che si fermano alle adesioni, alle solidarietà, al comunicato stampa.

Per questo servono i GD e solo noi possiamo svolgere questo ruolo, non perchè siamo “più bravi”, ma perchè possiamo rappresentare chi non è ascoltato, perchè possiamo essere l’interlocutore che manca, perchè possiamo essere, se lo vogliamo veramente, il modello di organizzazione che supera dinamiche correntizzie e si ritrova nella volontà di agire per la nostra collettività, porgendo una mano quando serve.

A Mattia Zunino va un augurio grandissimo, perchè ha sulle sue spalle non solo la responsabilità di far crescere e vivere i Giovani Democratici, ma ha anche quella di tutti coloro che non sono tra le nostre fila, che potrebbero esserlo, che potremmo coinvolgere e sostere ed ancora non abbiamo ascoltato. Abbiamo la responsabilità delle nostre generazioni, non è di certo uno scherzo.

In bocca al lupo Mattia!

 

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