Se le Biblioteche di Roma perdono lettori, di chi è la colpa?

Sabato è apparso un articolo su La Repubblica (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/01/30/biblioteche-comunali-lettori-addioRoma03.html?ref=search) che descrive una situazione allarmante riguardo ai dati di nuovi iscritti al circuito di Biblioteche di Roma. In forte calo una biblioteca come la Enzo Tortora di Testaccio, in crescita la Casa dei Teatri nello splendido contesto di Villa Pamphilj.

Perchè secondo voi crescono le iscrizioni in una piccola biblioteca, specialistica, che ha sede in una villa storica, anche difficile da raggiungere? Sembra strano, ma in realtà la risposta è più semplice di quello che si pensi. Basta affacciarsi al Villino Corsini la domenica mattina ed il sabato per capire il perchè di questo successo. Anzi, basta pensare alla frase che ho appena scritto: una biblioteca aperta la domenica ed il sabato. Una biblioteca immersa nel verde, che si riempie di studenti, di giovani che trovano un’isola felice dove potersi rifugiare quando Roma ti chiude le porte in faccia. Un’esperienza diversa quindi, che ha elementi di novità, proprio come l’altra biblioteca in crescita, Casa dei Bimbi. Entrambi sono luoghi belli e anche se rischia di sembrare una banalità, una nota senza nessun valore, ma in una città abbrutita dalla mancanza di servizi, da continui scandali, da un tessuto sociale sempre più delicato e fragile, oggi servirebbe anche questo, la costruzione di isole di pace e armonia. Biblioteche dentro i nostri Musei in Comune, ad esempio, dove possibile, se possibile. Ipotizzabile forse, se ci fossero dei fondi per farlo.

Infatti, leggendo l’articolo, un lettore poco attento, potrebbe pensare che la colpa di questo calo sia da dare all’Istituzione Biblioteche che gestisce questi servizi. Però, guardando dietro al velo della prima impressione, dovremmo chiederci perchè il finanziamento assegnato al circuito bibliotecario della Capitale non ha permesso una politica di acquisti che favorisse nuove iscrizioni; possiamo chiederci come mai a bilancio, tolta l’ordinaria amministrazione rimangono pochi fondi per progetti, attività, promozione della lettura, che forse qualche lettore in più porterebbero alle nostre biblioteche; proviamo a domandarci come mai non è stato possibile ragionare su nuove forme di diffusione del libro e del sapere, come ad esempio le sale lettura sparse per la città e le aule studio. La risposta a queste domande è sempre la stessa: depotenziamento a causa di un bilancio che non permette sconti.

Allora, se il bilancio non fa sconti, gli sconti li facciamo sui lettori.

Però poi non ci strappiamo le vesti per i titoli di Repubblica. Il Comune di Roma se li merita, Biblioteche di Roma no.

Advertisements