Le statue sono nude. Gli occhi coperti.

La vicenda delle statue dei Musei Capitolini coperte per non urtare la sensibilità di Rouhani è ormai conosciuta a tutti.

Sconcerto, tutti sgomenti, si urla allo scandalo. Però pochi si rendono conto che l’oggetto della rivolta italica, in parte mischiata ad un nazionalismo più stucchevole dell’integralismo di Rouhani, sta lentamente sparendo dietro ai nostri occhi coperti da numeri sbandierati, code davanti ai musei solo una domenica al mese, le passeggiate istituzionali a Pompei.

Però oggi riformiamo il nostro Ministero, depotenziamo le Soprintendenze unificandole in virtù della semplificazione a tutti i costi, uniamo quelle bibliografiche a quelle archivistiche.

L’archeologia è nuda e noi la copriamo tutti i giorni, non solo a causa di Rouhani. Ci copriamo gli occhi, lasciandola in mano a riforme che forse, un domani, non ci permetteranno di poterla guardare di nuovo.

L’archeologia è nuda, noi invece siamo fin troppo coperti.

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