Le statue sono nude. Gli occhi coperti.

La vicenda delle statue dei Musei Capitolini coperte per non urtare la sensibilità di Rouhani è ormai conosciuta a tutti.

Sconcerto, tutti sgomenti, si urla allo scandalo. Però pochi si rendono conto che l’oggetto della rivolta italica, in parte mischiata ad un nazionalismo più stucchevole dell’integralismo di Rouhani, sta lentamente sparendo dietro ai nostri occhi coperti da numeri sbandierati, code davanti ai musei solo una domenica al mese, le passeggiate istituzionali a Pompei.

Però oggi riformiamo il nostro Ministero, depotenziamo le Soprintendenze unificandole in virtù della semplificazione a tutti i costi, uniamo quelle bibliografiche a quelle archivistiche.

L’archeologia è nuda e noi la copriamo tutti i giorni, non solo a causa di Rouhani. Ci copriamo gli occhi, lasciandola in mano a riforme che forse, un domani, non ci permetteranno di poterla guardare di nuovo.

L’archeologia è nuda, noi invece siamo fin troppo coperti.

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Ecco perchè le carte di Petroselli devono andare all’Archivio Storico Capitolino

Di pochi mesi fa la polemica ripresa da svariati giornali riguarlo la conservazione dell’archivio dell’ex Sindaco di Roma Luigi Petroselli. A detta della moglie sulla figura del marito si è parlato molto ma fatto poco, a partire dalla responsabilità di chi ha governato la città nell’aver fatto cadere nell’ombra le sue carte, non valorizzandole a dovere.

Naturalmente poche ore dopo l’uscita dell’intervista inizia il can can politico per aggiudicarsi il titolo di salvatore della memoria storica: c’è chi si dice disponibile a conservarlo in una sede regionale, chi ribadisce l’importanza della valorizzazione del fondo, tutto condito di tanti paroloni altisonanti. Iniziano a partire i comunicati stampa, ognuno pronto ad enfatizzare più dell’altro l’importanza di queste favolose carte (che naturalmente nessuno degli esponenti politici che sottoscrivono questi appelli ha mai visto).

Pochi sembrano ricordarsi che Roma Capitale ha un suo archivio: l’Archivio Storico Capitolino. Qui si conservano le carte inerenti alla storia della nostra città, quelle prodotte dal Comune di Roma, ma anche fondi personali, tra cui (guarda un pò!) quello di Renato Nicolini, anche lui Sindaco della città, anche lui ricordato continuamente come modello e figura da imitare nell’azione amministrativa. Le carte di Nicolini, presenti nell’Archivio Capitolino grazie a varie donazioni della famiglia, sono ad oggi strumento oggetto di un tirocinio, aperto in collaborazione con l’Università La Sapienza, reso possibile anche grazie alla collocazione delle carte in questo archivio.

Mi sorge un dubbio allora: perchè sperticarsi in fantasmagoriche idee di costituzione di nuovi poli conservativi con competenze altrettanto fantasiose (ad esempio, la Regione Lazio, ma che c’entra?) quando un luogo pronto ad accogliere queste carte (delle quali ad oggi rimane ignota la consistenza) c’è ed è proprio quello deputato a farlo? O forse la soluzione sarebbe quella di creare un centro di studi con competenza diversa da quella del Comune di Roma, basato sulla figura di Petroselli, con non si sa chi a lavorarci, con non si sa quali fondi, in un luogo che non c’è, pur di ottenere “un posto nel mondo”?.

Perchè al massimo, se proprio vogliamo trovare un luogo diverso dall’archivio storico della città della quale Luigi Petroselli è stato sindaco, possiamo immaginare l’archivio storico del partito con il quale è stato eletto e nel quale miliatava, anche questa un’ipotesi mai ancora menzionata.

Qualcuno potrebbe affermare: portiamo la valorizzazione di queste carte in periferia, rendiamole consultabili non in centro, ma nella Roma distante dalle sedi istituzionali. Un’idea con cui non concordo, ma sarebbe un’idea. Per farlo servirebbero fondi, sicuramente più soldi di quelli che servirebbero per la tenuta delle carte nell’Archivio Storico Capitolino: non si tratta di accentramento, ma di ragionamento in tempo di vacche magre.

Ancora una volta perdiamo l’occasione come classe politica di comprendere che i beni culturali sono una cosa seria e non vanno sbandierati a tempi alterni, quando fa comodo, perchè fino a due mesi fa nessuno avrebbe speso una parola sul futuro della memoria storica di Petroselli. Ora ci scriviamo i comunicati stampa, in barba alla loro effettiva valorizzazione.